Negli ultimi anni la supply chain ha smesso di essere un tema tecnico ed è diventata un tema da consiglio di amministrazione. In pochi anni le aziende italiane hanno dovuto affrontare un gran numero di problemi: la chiusura delle fabbriche cinesi durante la pandemia, i container a prezzi mai visti, la crisi del Mar Rosso con le navi costrette a circumnavigare l’Africa, dazi statunitensi sulle esportazioni europee, il meccanismo CBAM sulle emissioni dei prodotti importati e ora tutte le problematiche causate dalla guerra in Medio Oriente.
Una grande azienda ha un ufficio dedicato a seguire tutto questo mentre una PMI no. Eppure sono proprio le PMI, spina dorsale della produzione italiana, a soffrire di più quando un fornitore si ferma o un dazio raddoppia.
La buona notizia è che per proteggersi non serve prevedere la prossima crisi. Serve sapere dove la propria catena di fornitura è fragile e preparare le contromosse prima. Questo articolo descrive il metodo che usiamo in PROCULOGI e che permette, nei limiti del possibile, di prevenire pesanti e costosi fermi produttivi o di vendita: un metodo in sei passi, pensato per aziende che non hanno tempo né risorse da dedicare a un sistema complesso.
I rischi da conoscere
Prima del metodo, una mappa dei rischi che vediamo più spesso nelle PMI con cui lavoriamo.
Dazi e misure commerciali sia ordinari che antidumping che compensativi: questi possono aggiungere decine di punti percentuali al costo e vengono introdotti, prorogati o modificati con relativa frequenza.
Interruzione delle rotte: può essere dovuta a molti fattori ma, soprattutto, è improvvisa (per esempio il blocco delle rotte nel Mar Rosso per gli attacchi degli Houthi).
Controlli all’export e sanzioni: possono essere introdotti sia dai Paesi esportatori che da quelli importatori (per esempio le sanzioni sulle importazioni di acciaio russo, oppure il CBAM).
Rischio di cambio: pagare in dollari o in valute locali espone a oscillazioni che possono mangiare in pochi mesi il risparmio ottenuto in trattativa.
Rischio del singolo fornitore: è il rischio più banale, ma anche il più frequente. Il fornitore unico fallisce, chiude, cambia strategia.
Veniamo ora al metodo dei 6 passi:
Passo 1: mappa la tua catena di fornitura
Il primo passo è sapere esattamente da dove arriva ciò che compri. Per ogni componente o materiale significativo, raccogli in un semplice foglio di calcolo:
- fornitore e paese di produzione effettivo, non solo la sede commerciale
- valore annuo di acquisto
- numero di fornitori qualificati disponibili per quel componente
- tempo di consegna e rotta di trasporto (porto di partenza, porto di arrivo, mezzo)
- codice doganale (nomenclatura combinata) e origine della merce
- materiali critici contenuti (acciaio, alluminio, elettronica, terre rare)
Per i componenti più strategici, chiedi anche al fornitore da dove arrivano le sue materie prime principali: il rischio c’è anche quando non si vede.
Passo 2: dai un peso a ogni rischio
Non tutti i rischi meritano la stessa attenzione. Per ogni componente, stima due fattori con una scala semplice da 1 a 5:
- Probabilità che si verifichi un problema nei prossimi due anni: dipende dal Paese, dal numero di fornitori, dalla stabilità finanziaria del fornitore, dall’esposizione a dazi e rotte critiche.
- Impatto se il problema si verifica: per quante settimane riesci a produrre senza quel componente? Quanto fatturato perdi? Esistono alternative rapide?
Moltiplicando le due valutazioni ottieni una priorità. Concentra le energie sul gruppo di componenti con punteggio più alto, che di solito sono tra il 10% e il 20% del totale.
| Componente | Paese | Fornitori | Probabilità | Impatto | Priorità |
|---|---|---|---|---|---|
| Scheda elettronica di controllo | Cina | 1 | 4 | 5 | 20 |
| Getto in alluminio | Italia | 1 | 2 | 5 | 10 |
| Viteria standard | Cina | 3 | 3 | 2 | 6 |
| Imballi in cartone | Italia | 4 | 1 | 2 | 2 |
Attenzione: potresti scoprire che il rischio più alto non è sempre in Asia.
Passo 3: prepara le contromisure
Per ogni componente ad alta priorità, scegli una o più contromisure:
- Seconda fonte in un’altra area geografica
- Scorte di sicurezza mirate
- Riprogettazione
- Accordi quadro con capacità riservata
- Piano di emergenza scritto
Passo 4: usa gli strumenti doganali
Molte PMI pagano più dazi del necessario, o sottovalutano il rischio di dazi futuri, perché non conoscono gli strumenti a disposizione. I principali:
- La classificazione doganale corretta
- La consultazione del TARIC
- L’origine preferenziale
- Il perfezionamento attivo
- Il deposito doganale
Sono strumenti che richiedono competenza, ma che possono valere molto più di una buona trattativa sul prezzo.
Passo 5: contratti che dividono il rischio
Nei contratti di fornitura, soprattutto con l’estero, inserisci clausole su:
- Incoterms coerenti con il tuo controllo del rischio
- Adeguamento dei prezzi
- Forza maggiore
- Obbligo di comunicazione
- Valuta di fatturazione
Passo 6: monitora pochi indicatori, con regolarità
Una volta impostato il sistema, serve tenerlo vivo. Crea un sistema semplice di KPI e usali:
- Puntualità delle consegne
- Andamento dei noli
- Copertura di magazzino
- Salute finanziaria
Una revisione completa della mappa dei rischi una volta l’anno, in caso di stravolgimenti geopolitici fondamentali, è sufficiente per la maggior parte delle PMI.
Un caso concreto
Durante la pandemia, mentre molte aziende si fermavano per mancanza di componenti o di trasporti, abbiamo mantenuto la distribuzione in Italia in 24 ore con un livello di servizio del 98,5% e senza aumentare i costi di trasporto. Non è stata fortuna: rischi, alternative e responsabilità erano stati mappati prima, e quando è arrivata la crisi si è trattato di applicare un piano, non di improvvisarlo.
È lo stesso approccio che oggi portiamo nelle PMI: pochi strumenti, semplici, ma applicati con costanza.
Da dove partire domani
Se non hai mai fatto un’analisi dei rischi della tua catena di fornitura, ecco tre cose che puoi fare subito:
- Elenca i dieci componenti senza i quali la tua produzione si ferma.
- Per ciascuno, segna quanti fornitori qualificati hai e in quale paese producono davvero.
- Per quelli con un solo fornitore o un solo paese, chiediti cosa faresti se domani si fermassero per un mese.
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